PERCHE' IL TEMPO MANGIA I SUOI FIGLI
2011
SERIE DI 17 POLAROID SU POLIPLAT
17 POLAROID ON POLIPLAT
a cura di Claudia Sabbatini

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Il mito narra che Saturno, una volta detronizzato suo padre e divenuto signore del mondo, sposò sua sorella ed ebbe dei figli. Via via che essi nascevano, li divorava, in quanto gli era stato predetto che uno di questi lo avrebbe spodestato. Soltanto il suo sesto figlio, Giove, sfuggì a questa sorte. Messo in salvo dalla madre e cresciuto tra le ninfe, Zeus affrontò suo padre riuscendo a fargli spu­tare i fratelli divorati e diventando il nuovo signore del Cosmo.

La tradizione delinea Saturno come padre e padrone del tempo. L’immagine cupa del padre che mangia i figli, restituisce l’idea del tempo che passa, solenne ed inesorabile. Da qui, se Giove per­sonifica l’espansione, il benessere, l’ottimismo, Saturno è conflitto tra vecchiaia e gioventù, divinità portatrice di ferite, perdite, separazioni, ed è inevitabilmente associato al tempo che inghiotte e divora tutto.

Il tempo è una delle tante forme che l’uomo ha ideato per conferire ordine alla realtà e sottrarla al caos. Tale forma risulta essere spesso falsa ed inconsistente.

Vera è, invece, la nozione di tempo soggettivo, scandito cioè dalla coscienza di ogni singolo indivi­duo. Il tempo soggettivo non conosce distinzione tra passato-presente-futuro e non procede neppu­re linearmente, ammette salti, accelerazioni e decelerazioni.

Secondo Bergson, filosofo francese attivo nella prima metà del novecento, coscienza e tempo in­teriore non esistono senza la memoria, di conseguenza “coscienza significa memoria”. Essa non è solo un ricordo (inteso come selezione inconsapevole tra esperienze passate); la memoria è il risultato dell’intera storia dell’individuo.

Secondo questa concezione le nostre azioni rispondono necessariamente all’insieme dei nostri sen­timenti, pensieri e più intime aspirazioni. La nostra concezione della vita è l’equivalente di tutta la nostra esperienza passata. Il ruolo del passato nella vita cosciente è molto più attivo ed importante della vita cosciente stessa. Dallo stesso input nasce la così detta sindrome dello specchietto retro­visore, secondo la quale la nostra comprensione dell’ambiente circostante diventa chiara e visibile solo quando esso viene soppiantato da un nuovo ambiente.

La disposizione delle polaroid rappresenta un monologo interiore; l’artista riproduce visivamente il fluire caotico di pensieri e stati emotivi, creando una commistione fra passato, presente e futuro, senza, però, rispettarne l’ordine cronologico. L’opera è tutta permeata da un trascorrere del tempo che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo.

Il mezzo scelto, la fotografia, in particolar modo la fotografia istantanea, non è casuale. La sua na­tura di frammento di esperienza, di traccia di accadimento e passaggio, rappresenta una peculiare eccezione alla regola del tempo.

Si impone così la volontà dell’artista di lasciare, attraverso la fissazione dell’istante, un’impronta, una traccia del soggetto e degli scenari assenti e dei quali, attraverso l’immagine, si tenta di preservare la memoria. L’azione è anche una presa di coscienza del proprio vissuto. Le immagini, rappresen­tanti luoghi, oggetti e persone, sono quasi pezzi di pelle di un passato, riscoperti e ricuciti insieme. Un vissuto che viene compreso solo oggi, dopo essere stato tenuto in un cassetto e dimenticato; una consapevolezza del passato che permette di respirare a pieno il presente.




 

 

 
   

WHY DOES TIME EAT HIS CHILDREN
a project by Martina Antonioni curated by Claudia Sabbatini

The myth says that Saturn once dethroned his father and became ruler of the world, he married his sister and had children with her. Once they were born, he devoured them, as it had been predicted that one of them would have ousted him. Only their sixth child, Zeus, escaped this death. Rescued by his mother and raised by the nymphs, Zeus did in fact, face his father and defeated him; and was then able to make him spit his brothers out, becoming the new lord of the Cosmos.

The tradition outlines Saturn as a prevailing [father] figure and master of time.

The grim picture of the father who eats his own children, suggests the idea of time passing, solemn and inexorable. From here, if Jupiter represents expansion, prosperity, optimism; Saturn is stuck between decrepitude and youth, and is a god bearer of injury, loss, separation, and is inevitably associated with the time that swallows and devours everything.

Time is one of the many forms that man has disclosed to give order to reality and remove it from the chaos. This form turns out to be false and often inconsistent. True, however, is the notion of subjective time, that is punctuated by the consciousness of each individual. Subjective time knows no distinction between past-present-future and does not proceed linearly, admitting jumps, acceleration and deceleration.

According to Bergson, the French philosopher active in the first half of the twentieth century, consciousness and time cannot exist without memory, hence "consciousness means memory."

We cannot talk about just “memory” (as an unaware selection of past experiences); memory is the result of the whole history of an individual. [*nelle neuroscienze si parla infatti di memoria dichiarativa e memoria implicita, che vanno a determinare ciò che noi siamo dalla più grande scelta al più piccolo dettaglio]

According to this theory, all of our actions necessarily respond to the collectivity of our feelings, thoughts and deeper aspirations. Our conception of [our own] life is the equivalent of the sum of each past experience. The role of the past in conscious life is a much more active and important part of conscious life itself. It is the same input to generate what we can call rearview mirror syndrome, according to which our understanding of the surrounding environment becomes clear and visible only when it is surpassed by a new environment.

The arrangement of the polaroids represents an interior monologue; the artist reproduces the chaotic flow of thoughts and emotional states, creating a mixture between past, present and future, without, however, respecting a given chronological order. The work is permeated by a passage of time that only follows the logic of mind and memory.

The chosen medium, photography, in particular immediate photography is not accidental. Its feature of fragment of experience, tracking the random passage of occurrence, represents a peculiar exception to the rule of time.

In this manner, the artist's will to leave a sign, is blunt and firm: through the tangible trace, an impression, of the missing subject and scene which, through the image itself the artist tries to preserve the memory. This action is also the awareness of her own life. The images, representatives of places, objects and people, are almost pieces of skin of a past rediscovered and sewn back together. An experience that is understood only now, after having been kept in a drawer and forgotten; an awareness of the past that allows you to truly take in the present.


 

 

 

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@ Martina Antonioni, 2017